Pensare

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    Bilanciare la vita

    Sono nata e cresciuta in una famiglia borghese, da padre umbro e madre calabrese, negli anni ’70 e ’80. Ho sempre avuto tutto e ciò che non ho avuto non l’ho mai rimpianto perchè conoscevo benissimo il motivo per cui non potevo averlo. Stavamo bene economicamente, ero una bambina ben educata, che non faceva capricci perchè sapeva fin dove poteva spingersi. Ho mangiato pane e salmone, poca Nutella e ancor meno merendine. Avevo la Casa della Barbie, quella su tre piani, con il fondale di cartone e l’ascensore che andava su e giù con un filo. Avevo una stanza enorme piena di giocattoli con cui giocavo da sola, molto raramente…

  • Pensare

    Lasciar andare

    Ho imparato che nella vita non è importante prendere, ma lasciar andare. Non è accumulare, ma liberarsi, delle cose e delle persone che non vanno bene per noi. E quando riesci a svuotarti, improvvisamente ti senti piena e non sai perchè. La prima volta che mi è successo era il novembre del 1989, avevo saputo di essere incinta e ho imparato a lasciar andare i miei sogni e i programmi che avevo fatto per il mio futuro. Ho sofferto, ho avuto paura, una terribile paura, ho pensato di non farcela, ho pianto, tanto. Poi ho chiuso gli occhi e ho lasciato andare. In cambio ho ricevuto un figlio. Poi ho lasciato…

  • Pensare,  Raccontare

    #20daysassingle

    C’era un tempo in cui la mia esistenza su questo mondo dipendeva dalle relazioni che si erano instaurate con le altre persone. Sono stata la figlia di. Poi la mamma di. Poi la moglie di. Poi ancora la mamma di e la moglie di. E, la moglie di e la mamma di e di e di. Sono stata anche quella che. Ho vissuto in questo limbo, tutto sommato comodo, per diversi anni. Circondata da presenze forti, a volte ingombranti, altre volte predominanti, ho perso di vista chi fossi io realmente. E, voglio precisarlo, sono stata solo e soltanto io a perdermi di vista. Poi, un giorno, qualcuno mi ha fatto capire che…

  • Pensare,  Raccontare

    A, B, C.

    La sera prima ero in un castello a offrire sigari e bere rum. La mattina dopo su un aereo partito all’alba. Solo un paio d’ore di sonno, in auto, una di quelle cose che si fanno da ragazzi perchè c’è il fisico a sostenerti. Colazione in aeroporto, qualcuna suona il pianoforte. Una voce calda inizia a cantare Stormy Weather, come se sapesse che adesso sono calma come dopo che la tempesta è passata. Passerei l’intera giornata in questo luogo, che è così pieno di storie. Altro che “nonluogo” senza identità.  Qui c’è l’umanità che ti travolge. E poi ci sono quelle storie. Mi diverto a riconoscerle negli occhi che mi…

  • Pensare,  Viaggiare

    Di inquietudini e di capre.

    Dice “Little Birds quando sei inquieta cosa fai?” “Guarda, ci sono giorni in cui mi basta ingozzarmi di pane con quella crema spalmabile alla nocciola, lo strumento del diavolo per intenderci, altri in cui devo andare alla ricerca di luoghi più selvaggi e inquieti di me”. E così ho fatto quel giorno. Ho preso la strada che conosco meglio, quella che ha un binario e il mare da un lato e la montagna dall’altro. Ho guidato senza fretta, perché l’inquietudine è affamata di tempo. Vuole panorami ampi in cui smarrirsi. Segue la ciclicità delle onde, raccoglie quello che hai dentro e lo trascina fuori sbattendolo sulle pietre. Ha bisogno di…

  • Pensare,  Raccontare

    Respira

    Ci sono mattine in cui le storie si svegliano prima di te e l’unica cosa da fare è lasciarle uscire fuori per evitare di rimanerne soffocata. “Respira!” era ciò che le dicevano sempre quando aveva quelle crisi in cui le mancava il fiato. “Stai calma e respira!”. Li odiava quando glielo dicevano, perché lo sapeva benissimo che respirare era l’unica cosa da fare in quei momenti e non è che non volesse farlo. Ma non riusciva a farlo. Come se fosse facile respirare, come se bastasse inspirare l’aria dal naso, sentirla passare in gola e spingerla giù fino ai polmoni. Era l’aria a non voler entrare nel suo corpo. Oppure…

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    L’otto marzo lotto, sorridendo e ballando

    Io lo festeggio l’otto marzo, perché essere donna è una cosa da festeggiare. Ma io festeggio anche il tre e il sette e il nove, e farò festa anche ad aprile e ad ottobre e l’anno prossimo e quello ancora dopo e fino a quando sarò qui, lo farò. Non lo nascondo, sono una donna fortunata e voglio prendermene un po’ il merito. Perché così come si impara ad essere felici si deve imparare ad essere donna. Io l’ho imparato poco tempo fa e da allora non ho più smesso. Vivo insieme a quattro uomini (tre adesso, in verità) con i quali credo di aver fatto un ottimo lavoro. Nessuno di…

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    Un altro anno

    Io sono nata l’1 settembre e quel giorno, oltre ad essere il mio compleanno, rappresenta per me l’inizio del nuovo anno. Del resto, lo era anche per i bizantini. Quel giorno lo vivo con un piede pronto a compiere un passo in avanti nel futuro e con l’altro invischiato nella sacca dei ricordi di ciò che ho vissuto durante l’anno appena compiuto. Con quella malinconia e quei sentimenti traballanti che adoro, con l’ansia di scoprire cosa mi aspetta e con la tristezza perversa del tempo che passa. Eppure, quando mi volto indietro, scopro che le cose che ho fatto sono più di quelle che avrei voluto fare e non ho…

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    Una volta si può anche piangere

    Io, il giorno dopo il suo funerale, sono partita. E’ successo un anno fa. Avevo programmato da tempo quel viaggio e tra gli appuntamenti ce n’era uno particolarissimo: ero riuscita a trovare un posto per andare a vedere il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Lo avevo detto a mio padre e lui contentissimo mi aveva risposto, sgranando gli occhi,  “Che culo!“. Ero già stata a vederlo una volta perché, da piccola, era stato lui a portarmi e ricordo che allora non c’erano file, non c’erano prenotazioni, non c’erano controlli, non c’erano tempi di visita da rispettare. C’era solo il dipinto, a due passi dai visitatori, che quasi si sarebbe potuto…

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    Pezzetti

    L’altra sera sono uscita con la Ragazze per una delle nostre “uscite rituali”, ovvero quelle in cui lasciamo cadere per terra (o nel mare…dipende) un pezzetto di ciò che siamo state e che non fa più parte di noi. Ne parliamo tutta la sera, lo esaminiamo, lo osserviamo dall’esterno, lo valutiamo per tutto ciò che ci ha dato e tutto ciò che ci ha preso e lo ringraziamo prima di lasciarlo andare. Ce ne liberiamo, così da far spazio ad altri pezzetti di noi che erano nascosti e che costruiranno ciò che saremo. Un po’ come perdere i denti da latte. Un po’ come cambiare la pelle. Un po’ come fa…