From the Past #3 (1993)

All’inizio di quest’anno, quando abbiamo fatto la ricerca dei segni di speranza, io non riuscivo a vederne in quel periodo, sapevo solo ricordare quelli che avevo detto l’anno scorso. E sapevo che non era stato Dio ad allontanarsi da me, quanto io da lui.
Non riuscivo a distinguere le cose, non riuscivo a concentrarmi sulla vita che passava (sembra una frase fatta ma è vera per me).
Vedevo solo le cose brutte, la stanchezza fisica, lo stress, la voglia di tornare ad essere solo figlia. Forse avevo bisogno di qualcosa che mi tirasse su, di un costante sprone e incitamento ad andare avanti. Mi aspettavo che questo dovesse venire da D. Ma non glielo chiedevo: pensavo che avrebbe dovuto capirlo da solo.

Adesso hanno arrestato mio padre.
E’ in cella di isolamento da venerdì mattina. Forse sarà interrogato (per due ore) lunedì o martedì.
Sono queste le procedure che non risparmiano nessuno, colpevoli e innocenti.
Non ho pianto.
Non ho provato odio.
Amarezza per come si specula sulle notizie, per come si umiliano le persone in nome della “verità e libertà di stampa”.
Non ho avuto paura.
Ho la speranza che tutto finisca bene.

Penso spesso (e me ne meraviglio) che le cose debbano andare così e ho fiducia.
Tenerezza e amore per mio padre rinchiuso come un delinquente, tutti lo abbiamo pensato dopo aver visto la sua foto sul giornale.
Ma è dal dolore che nasce la speranza, quando è nato F. (anche in senso fisico) e adesso: sono riuscita a non disperarmi.
Sono riuscita a dire che farò l’esame comunque perchè è questo il mio compito adesso, così come mia sorella è stata finalmente promossa.
E ho capito di non essere sola.

(E., 1993)


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