{"id":824,"date":"2017-12-02T22:32:42","date_gmt":"2017-12-02T22:32:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.littlebirdsontour.com\/?p=824"},"modified":"2022-11-17T17:17:43","modified_gmt":"2022-11-17T15:17:43","slug":"bilanciare-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/2017\/12\/02\/bilanciare-la-vita\/","title":{"rendered":"Bilanciare la vita"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-827 size-medium\" src=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2017\/12\/10527641_10204440918413341_4900978000812065877_n.jpg 886w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sono nata e cresciuta in una famiglia borghese, da padre umbro e madre calabrese, negli anni &#8217;70 e &#8217;80.<\/p>\n<p>Ho sempre avuto tutto e ci\u00f2 che non ho avuto non l&#8217;ho mai rimpianto perch\u00e8 conoscevo benissimo il motivo per cui non potevo averlo. Stavamo bene economicamente, ero una bambina ben educata, che non faceva capricci perch\u00e8 sapeva fin dove poteva spingersi.<\/p>\n<p>Ho mangiato pane e salmone, poca Nutella e ancor meno merendine.<\/p>\n<p>Avevo la Casa della Barbie, quella su tre piani, con il fondale di cartone e l&#8217;ascensore che andava su e gi\u00f9 con un filo.<\/p>\n<p>Avevo una stanza enorme piena di giocattoli con cui giocavo da sola, molto raramente con mia sorella.<\/p>\n<p>Non avevo amici. I miei compagni di scuola, elementare e media, venivano raramente alle mie feste di compleanno perch\u00e8 abitavo in un posto poco facile da raggiungere (cos\u00ec dicevano) e non c&#8217;erano whattsapp n\u00e8 le indicazioni di google maps. In realt\u00e0 ero troppo timida per poter stare simpatica a qualcuno. Ero anche bruttarella.<\/p>\n<p>Avrei voluto vestirmi come volevo ma ero inserita in un ambiente sociale in cui l&#8217;aspetto esteriore e la compostezza erano sopravvalutati.<\/p>\n<p>Da piccola pensavo che sarei diventata ballerina o infermiera. Mi piaceva stare al centro dell&#8217;attenzione, indossavo vestiti da damina e mi piaceva far roteare le lunghe e ampie gonne. Pensavo di essere la Principessa sul pisello perch\u00e8 in casa c&#8217;era una ragazza che faceva le pulizie e stava con me e mia sorella, c&#8217;era un signore che si occupava delle piante in balcone e qualcuno che veniva a prenderci a scuola.<\/p>\n<p>C&#8217;erano regali giganti a Natale e pranzi con amici e parenti e giochi di carte. C&#8217;era mia madre, una perfetta padrona di casa, e mio padre, un Signore che, se avesse dovuto farlo, avrebbe &#8220;<em>messo la zolletta di zucchero nel the prendendola con le pinze anche se fosse stato da solo<\/em>&#8220;.<\/p>\n<p>C&#8217;erano gli orari stabiliti, la routine, le abitudini, il pigiamino con le pantofoline e la vestaglia. C&#8217;era un rigore da nobilt\u00e0 inglese.<\/p>\n<p>C&#8217;erano i cani e il merlo indiano che diceva le parolacce e imitava la risata di mia madre.<\/p>\n<p>C&#8217;erano delle memorabili feste di Carnevale, in cui il senso dell&#8217;umorismo e la voglia di divertirsi rompevano le righe dell&#8217;impeccabile perfezione quotidiana.<\/p>\n<p>E c&#8217;era mia sorella, con i suoi sport, la passione per gli animali, quel suo silenzio imperturbabile che interruppe quel giorno che si seppe che io ero incinta, contro tutte le aspettative da famiglia per bene. &#8220;<em>Sei una cretina<\/em>&#8220;, mi disse e si gir\u00f2 dall&#8217;altra parte del letto. Io spensi la luce e provai a dormire quella prima notte della mia nuova vita.<\/p>\n<p>Quella vita in cui ho scoperto che i soldi finiscono, che se vuoi mangiare devi imparare a cucinare, che un salvadanaio pu\u00f2 risolvere la situazione quando mancano ancora due settimane al prossimo stipendio.<\/p>\n<p>Una vita in cui non \u00e8 tutto facile e se qualcuno che hai partorito piange di notte allora devi alzarti e prendetene cura. Tu o tuo marito, ma nessun altro oltre voi due.<\/p>\n<p>Sperimentare, non dico la povert\u00e0 perch\u00e8 sarei eccessiva e ingiusta, ma la ristrettezza economica e saperla affrontare mi ha resa pi\u00f9 forte e pi\u00f9 libera. Non ho mai avuto niente da perdere perch\u00e8 niente da perdere avevo.<\/p>\n<p>Ma tutto avevo da piccola e tutto ho adesso. E&#8217; un tutto diverso, che \u00e8 figlio dei tanti SI e degli altrettanti NO che i miei genitori mi hanno detto.<\/p>\n<p>Amore e cazziate, bastoni e carote, regole e rotture appena ho avuto il coraggio di ribellarmi. In un equilibrio alchemico di cui nessuno era consapevole e che ho potuto comprendere solo dopo molti anni. Solo da pochi anni.<\/p>\n<p>Avevo immaginato il mio futuro molto diverso da questo che ho costruito.<\/p>\n<p>Non rimpiango nulla.<\/p>\n<p>Sono rimasta, tuttavia, una nobile del cazzo inside.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono nata e cresciuta in una famiglia borghese, da padre umbro e madre calabrese, negli anni &#8217;70 e &#8217;80. Ho sempre avuto tutto e ci\u00f2 che non ho avuto non l&#8217;ho mai rimpianto perch\u00e8 conoscevo benissimo il motivo per cui non potevo averlo. Stavamo bene economicamente, ero una bambina ben educata, che non faceva capricci perch\u00e8 sapeva fin dove poteva spingersi. Ho mangiato pane e salmone, poca Nutella e ancor meno merendine. Avevo la Casa della Barbie, quella su tre piani, con il fondale di cartone e l&#8217;ascensore che andava su e gi\u00f9 con un filo. Avevo una stanza enorme piena di giocattoli con cui giocavo da sola, molto raramente con mia sorella. Non avevo amici. I miei compagni di scuola, elementare e media, venivano raramente alle mie feste di compleanno perch\u00e8 abitavo in un posto poco facile da raggiungere (cos\u00ec dicevano) e non c&#8217;erano whattsapp n\u00e8 le indicazioni di google maps. In realt\u00e0 ero troppo timida per poter stare simpatica a qualcuno. Ero anche bruttarella. Avrei voluto vestirmi come volevo ma ero inserita in un ambiente sociale in cui l&#8217;aspetto esteriore e la compostezza erano sopravvalutati. Da piccola pensavo che sarei diventata ballerina o infermiera. Mi piaceva stare al centro dell&#8217;attenzione, indossavo vestiti da damina e mi piaceva far roteare le lunghe e ampie gonne. Pensavo di essere la Principessa sul pisello perch\u00e8 in casa c&#8217;era una ragazza che faceva le pulizie e stava con me e mia sorella, c&#8217;era un signore che si occupava delle piante in balcone e qualcuno che veniva a prenderci a scuola. C&#8217;erano regali giganti a Natale e pranzi con amici e parenti e giochi di carte. C&#8217;era mia madre, una perfetta padrona di casa, e mio padre, un Signore che, se avesse dovuto farlo, avrebbe &#8220;messo la zolletta di zucchero nel the prendendola con le pinze anche se fosse stato da solo&#8220;. C&#8217;erano gli orari stabiliti, la routine, le abitudini, il pigiamino con le pantofoline e la vestaglia. C&#8217;era un rigore da nobilt\u00e0 inglese. C&#8217;erano i cani e il merlo indiano che diceva le parolacce e imitava la risata di mia madre. C&#8217;erano delle memorabili feste di Carnevale, in cui il senso dell&#8217;umorismo e la voglia di divertirsi rompevano le righe dell&#8217;impeccabile perfezione quotidiana. E c&#8217;era mia sorella, con i suoi sport, la passione per gli animali, quel suo silenzio imperturbabile che interruppe quel giorno che si seppe che io ero incinta, contro tutte le aspettative da famiglia per bene. &#8220;Sei una cretina&#8220;, mi disse e si gir\u00f2 dall&#8217;altra parte del letto. Io spensi la luce e provai a dormire quella prima notte della mia nuova vita. Quella vita in cui ho scoperto che i soldi finiscono, che se vuoi mangiare devi imparare a cucinare, che un salvadanaio pu\u00f2 risolvere la situazione quando mancano ancora due settimane al prossimo stipendio. Una vita in cui non \u00e8 tutto facile e se qualcuno che hai partorito piange di notte allora devi alzarti e prendetene cura. Tu o tuo marito, ma nessun altro oltre voi due. Sperimentare, non dico la povert\u00e0 perch\u00e8 sarei eccessiva e ingiusta, ma la ristrettezza economica e saperla affrontare mi ha resa pi\u00f9 forte e pi\u00f9 libera. Non ho mai avuto niente da perdere perch\u00e8 niente da perdere avevo. Ma tutto avevo da piccola e tutto ho adesso. E&#8217; un tutto diverso, che \u00e8 figlio dei tanti SI e degli altrettanti NO che i miei genitori mi hanno detto. Amore e cazziate, bastoni e carote, regole e rotture appena ho avuto il coraggio di ribellarmi. In un equilibrio alchemico di cui nessuno era consapevole e che ho potuto comprendere solo dopo molti anni. Solo da pochi anni. Avevo immaginato il mio futuro molto diverso da questo che ho costruito. Non rimpiango nulla. 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