{"id":239,"date":"2016-01-05T16:39:07","date_gmt":"2016-01-05T16:39:07","guid":{"rendered":"http:\/\/www.littlebirdsontour.com\/?p=239"},"modified":"2016-03-18T22:01:07","modified_gmt":"2016-03-18T22:01:07","slug":"con-il-verde-negli-occhi-in-viaggio-con-barlaam-n-22015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/2016\/01\/05\/con-il-verde-negli-occhi-in-viaggio-con-barlaam-n-22015\/","title":{"rendered":"Con il verde degli ulivi negli occhi &#8211; In viaggio con Barlaam &#8211; n.2\/2015"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/1486769_10202533577691015_1756192514_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-265 alignleft\" src=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/1486769_10202533577691015_1756192514_n-300x300.jpg\" alt=\"1486769_10202533577691015_1756192514_n\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/1486769_10202533577691015_1756192514_n-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/1486769_10202533577691015_1756192514_n-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/1486769_10202533577691015_1756192514_n.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un giorno mi chiamano al telefono e mi dicono: &#8220;Lo scriveresti un itinerario di viaggio per la nostra rivista? Scegli tu i luoghi da raccontare e fallo come sai fare tu&#8221;. Ecco cosa ne \u00e8 venuto fuori.<\/p>\n<p>PS: Questa \u00e8 una cosa seria, una di \u00a0quelle che vanno scritte nel curriculum vitae (in formato europeo). Buona lettura.<\/p>\n<p><strong>Con il verde negli occhi &#8211; Itinerario tra gli ulivi secolari alla scoperta di Cosoleto, Delianuova, Scido, Santa Cristina\u00a0d&#8217;Aspromonte e Oppido Mamertina.*<\/strong><\/p>\n<blockquote><p><em>Subito vediamo l&#8217;enorme giardino degli ulivi che comincia a Palmi e si estende per chilometri e\u00a0chilometri verso Seminara e Cittanova. Gi\u00e0 in Puglia mi hanno impressionato gli ulivi, ma l\u00e0 essi\u00a0formano un giardino; qui invece costituiscono un&#8217;enorme foresta. Gli ulivi pugliesi sono pi\u00f9 svelti,\u00a0elastici, bassi, esili. Questi qui alti fino a 18 metri, di 1 metro e mezzo di diametro, estesi in larghezza\u00a0di chioma, hanno un&#8217;antica maest\u00e0. Gli ulivi in Puglia ricordano giovani adolescenti svelti e nervosi\u00a0(&#8230;) questi hanno forma di donna matura, graziosamente sviluppata<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Kazimiera Alberti, L&#8217;anima della\u00a0Calabria, 1950).<\/p>\n<\/blockquote>\n<p>Sono proprio gli ulivi i nostri compagni di viaggio lungo la tortuosa Strada Statale 112 che ci porta alla\u00a0scoperta di un territorio affascinante e ricco\u00a0di storia, il pi\u00f9 delle volte dimenticata e\u00a0nascosta ma che \u00e8 ancora possibile leggere nelle tracce architettoniche e archeologiche che caratterizzano questi\u00a0centri storici. Intorno a noi gli ulivi secolari, che troviamo ad ogni svolta, sono presenze costanti e\u00a0rassicuranti che, con le reti per la raccolta delle olive arrotolate e distese da ramo a ramo, sembrano\u00a0quasi tenersi per mano in una danza immobile e immutata nel tempo, anno dopo anno.<\/p>\n<p>Il territorio dell&#8217;intero comprensorio venne completamente stravolto dal &#8220;Grande Flagello&#8221;, il terremoto\u00a0del 1783 che distrusse la gran parte dei centri abitati, causando gravi perdite umane e cancellando la\u00a0memoria storica e fisica dei luoghi: citt\u00e0 distrutte e ricostruite in siti diversi con piante urbane regolari\u00a0e simmetriche, porzioni di pendii rovinosamente franati, pianure sprofondate sostituite da specchi\u00a0d&#8217;acqua. Uno scenario apocalittico, dunque, da cui le popolazioni si risollevarono con estremi sacrifici\u00a0e in seguito a un lento processo di ricostruzione, in massima parte ottocentesco, delle comunit\u00e0 e\u00a0delle citt\u00e0.<\/p>\n<p>Ma tra le testimonianze architettoniche relativamente &#8220;moderne&#8221; si ritrovano i segni di un passato\u00a0antico che parla la lingua dei Bretti, dei Greci e dei Bizantini. Grazie ad una preziosa pergamena\u00a0risalente alla seconda met\u00e0 del XI secolo, infatti, e pubblicata dallo storico Andr\u00e9 Guillou nel 1974, \u00e8\u00a0possibile rintracciare una frequentazione certa del comprensorio in quel periodo con la delimitazione\u00a0dell&#8217;area della Eparchia bizantina (o <em>Tourma<\/em>) delle Saline (ovvero la <em>Vallis Salinarum<\/em> romana\u00a0coincidente con l&#8217;attuale Piana di Gioia Tauro) nel Tema di Calabria e con i toponimi greci degli\u00a0insediamenti che ancora oggi riconosciamo: <em>Dapidalbon<\/em> (Pedavoli), <em>Skidon<\/em> (Scido), <em>Spitzanon\u00a0<\/em>(Sitizano), <em>Sinopolis<\/em> (Sinopoli), <em>Hag\u00eca-Agath\u00e8<\/em> (Oppido).<\/p>\n<p>Il nostro viaggio inizia dal centro storico di <strong>Cosoleto<\/strong>, che venne riedificato nella localit\u00e0 attuale\u00a0secondo il progetto di Giuseppe Oliverio di Sant&#8217;Eufemia, dopo il sisma del 1783 che distrusse\u00a0completamente l&#8217;abitato originario, posto a circa 2 km verso nord. Il vecchio nucleo era dotato di un\u00a0castello di cui sono visibili pochissimi resti delle mura e di alcune sale. L&#8217;impianto urbano\u00a0longitudinale, lungo la linea di crinale, lascia intravedere un disegno che doveva essere all&#8217;origine\u00a0rigorosamente squadrato e si caratterizza per un&#8217;edilizia minuta che d\u00e0 il senso del centro storico\u00a0compatto, senza particolarit\u00e0 architettoniche e decorative.\u00a0Una visita merita certamente il Museo delle Carrozze &#8220;Marchesi Taccone di Sitizano&#8221;, inaugurato nel\u00a02010, che rappresenta uno dei pochi musei tematici presenti in Italia e secondo in ordine di\u00a0importanza per la qualit\u00e0 delle carrozze che vi sono esposte. Le otto vetture, donate dai Marchesi\u00a0Taccone, risalgono ai secoli XIX e XX e sono state restaurate dal signor Antonio Mezzatesta,\u00a0artigiano locale, e poi collocate presso le vecchie stalle ristrutturate e adiacenti al palazzo dei\u00a0Marchesi. Della collezione fanno parte delle Berline, tra i modelli che ebbero maggiore diffusione, un\u00a0Landau, vettura decappottabile, e modelli di calesse usati per le attivit\u00e0 di lavoro in campagna.<\/p>\n<p>Proseguendo l&#8217;itinerario si incontra il centro di <strong>Delianuova<\/strong>, nato dalla fusione nel 1878 dei due nuclei\u00a0di Pedavoli, originato sembra da alcuni abitanti di Tauriana (Palmi) e Paracorio fondato dagli abitanti\u00a0di Delia, antica citt\u00e0 della valle dell&#8217;Amendolea posta sul versante ionico nei pressi di Bova. Il centro \u00e8\u00a0caratterizzato dall&#8217;uso della Pietra Verde locale per la realizzazione di portali, balconi e fontane che\u00a0crea un <em>unicum<\/em> cromatico suggestivo con il paesaggio circostante dei grandi uliveti. Nella seconda\u00a0met\u00e0 del XVIII secolo arrivarono dalla Sicilia scalpellini per realizzare le ruote delle macine per la\u00a0molitura delle olive, sfruttando la tenera ma resistente Pietra Verde estratta dalla cava di localit\u00e0\u00a0Cotripa. La lavorazione della pietra \u00e8 ancora viva oggi grazie alla presenza di artisti che interpretano\u00a0in chiave moderna la tradizione scultorea locale.\u00a0Il percorso ideale di visita per apprezzare al meglio la variet\u00e0 espressiva delle realizzazioni in Pietra\u00a0Verde, parte dalla chiesa di S.Nicola Vescovo (Pedavoli) con la bellissima e imponente scalinata in\u00a0pietra e il portale di ingresso ad arco mistilineo e fregi laterali curvilinei; si prosegue lungo le vie Roma\u00a0e Umberto I che collegano i due centri e in cui si scoprono i portali, ben 15, in stile neoclassico e\u00a0caratterizzati da chiavi di volta a voluta, bugnato sui piedritti, elementi decorativi floreali o\u00a0antropomorfi, mascheroni apotropaici. La visita pu\u00f2 terminare con la chiesa di S.Maria Assunta\u00a0(Paracorio) con il suo prezioso portone in legno, opera di maestranze locali ed esempio tangibile di un\u00a0altro settore di artigianato di grande rilievo.<\/p>\n<p>Anche <strong>Scido<\/strong> venne distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita lungo un asse principale (via Vittorio\u00a0Emanuele) in cui \u00e8 possibile trovare palazzi interessanti quali palazzo Romeo e palazzo Zampogna.\u00a0Di grande interesse culturale, per la ricchezza di testi antichi (a partire dal XVI secolo) e relativi alla\u00a0storia della Calabria che vi sono conservati, \u00e8 la Biblioteca Comunale che \u00e8 ospitata nel Palazzo\u00a0Ruffo e che nasce dalla raccolta privata del dott. Paolo Greco, versata poi al Comune di Scido. Le\u00a0sale del piano terra ospitano la collezione di pipe (circa 200 esemplari) realizzate con grande fantasia\u00a0e inventiva dal maestro Rocco De Giglio e raffiguranti soggetti storici e politici, mitologici, animali,\u00a0oltre ad alcuni reperti archeologici rinvenuti nei dintorni dell&#8217;abitato.\u00a0Di fianco al palazzo si trova il Museo della Civilt\u00e0 Contadina in cui \u00e8 possibile osservare un frantoio in\u00a0pietra con ruota porziana a trazione idraulica (dei primi del &#8216;900 e ancora funzionante) e numerosi\u00a0utensili e oggetti di uso quotidiano e di lavoro, testimoni della cultura contadina.<\/p>\n<p>All&#8217;ingresso del paese di <strong>Santa Cristina d&#8217;Aspromonte<\/strong>, una targa posta su un palazzo racchiude e\u00a0sintetizza nel suo scritto il senso di questi luoghi vittime di un lento, ma inesorabile spopolamento: &#8220;<em>Un\u00a0paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli,\u00a0sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c&#8217;\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta\u00a0ad aspettarti<\/em>&#8221; (Cesare Pavese, La luna e i fal\u00f2, 1949). Il piccolo centro presenta una ricchezza\u00a0tipologica nei suoi edifici che non si riscontra altrove e accanto agli edifici di edilizia comune si\u00a0trovano un numero rilevante di palazzi caratterizzati da stili diversi. Il vecchio centro distrutto dal\u00a0terremoto del 1783, poco lontano dall&#8217;attuale, era circondato da mura e dotato di un castello che le\u00a0fonti storiche ci tramandano essere stato in grado di sostenere, insieme a quello di Bovalino\u00a0appartenente allo stesso feudatario Falcone Ruffo, l&#8217;assedio prolungato dell&#8217;esercito di Manfredi alla\u00a0conquista della Calabria (1255-1256). Suggestiva la visita ai ruderi del castello e del vecchio abitato\u00a0per i quali, tempo fa, era stato avanzato un progetto di riqualificazione e valorizzazione del sito.<\/p>\n<p>L&#8217;itinerario di viaggio si conclude a <strong>Oppido Mamertina<\/strong>, importante centro nel passato anche perch\u00e9\u00a0sede vescovile la cui fondazione risale al 1044. In periodo bizantino fu anche capoluogo politico della\u00a0<em>Tourma<\/em> delle Saline, suddivisione amministrativa territoriale di cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato e che si rendeva\u00a0necessaria per il controllo capillare del grande territorio soggetto al governo bizantino. Importantissimi\u00a0i siti archeologici che testimoniano la frequentazione dell&#8217;area in diverse epoche. In contrada Mella,\u00a0poco distante dal paese, insiste un vasto e complesso sito che alcuni hanno identificato come i resti\u00a0della mitica Mamerto, cita da Strabone; numerosi sono stati i ritrovamenti, sia di strutture urbane che\u00a0di reperti mobili quali statuette in bronzo, tegole, testine di terracotta, monili, anfore e molto altro potr\u00e0\u00a0ancora emergere dal prosieguo degli scavi, visto che non tutto il sito \u00e8 stato portato alla luce. Poco\u00a0distante si trovano i resti del vecchio abitato di Oppido, distrutto dal terremoto del 1783. Sono ancora\u00a0visibili porzioni delle mura con le porte urbi che, \u00e8 ben leggibile la struttura urbana medievale e sono\u00a0notevoli i resti di alcuni importanti edifici quali il castello.\u00a0Oltre alla visita della citt\u00e0 ricostruita secondo una pianta urbana che doveva diventare un modello\u00a0tipologico per la ricostruzione delle altre citt\u00e0, con i suoi numerosi palazzi nobiliari che nascono da\u00a0una griglia ortogonale di isolati e che si affacciano su grandiose piazze e con la Cattedrale\u00a0dell&#8217;Assunta, \u00e8 possibile visitare il Museo Diocesano di Arte Sacra, che testimonia la storia della\u00a0Diocesi prima e dopo il terremoto del 1783, e il Museo della Civilt\u00e0 Contadina e Artigiana con\u00a0l&#8217;esposizione di oggetti di artigianato locale e legati alle attivit\u00e0 contadine.<\/p>\n<p><strong>INFORMAZIONI UTILI<\/strong><\/p>\n<p>Museo delle Carrozze &#8220;Marchesi Taccone di Sitizano&#8221;, Piazza Nicola Taccone, Sitizano di Cosoleto &#8211;\u00a0Tel. 0966.962003<br \/>\nLaboratorio di scultura in pietra verde di Delianuova di Domenico Papalia, via Roma 141, Delianuova<br \/>\nBiblioteca Comunale &#8220;Paolo Greco&#8221;, Museo delle Pipe, Museo della Civilt\u00e0 Contadina, Palazzo Ruffo\u00a0via Roma, Scido &#8211; Tel. 0966.964048<br \/>\nMuseo Diocesano di Arte Sacra, Piazza Duomo, Oppido Mamertina &#8211; Tel. 0966.86513<br \/>\nMuseo della Civilt\u00e0 Contadina ed Artigiana, presso Scuola Primaria, Oppido Mamertina &#8211; Tel.\u00a00966.86006<\/p>\n<p>*Pubblicato in &#8220;In viaggio con Barlaam&#8221;, rivista trimestrale del GalBatir (Basso Tirreno Reggino), n.2 (2015), Rubbettino Editore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un giorno mi chiamano al telefono e mi dicono: &#8220;Lo scriveresti un itinerario di viaggio per la nostra rivista? Scegli tu i luoghi da raccontare e fallo come sai fare tu&#8221;. Ecco cosa ne \u00e8 venuto fuori. PS: Questa \u00e8 una cosa seria, una di \u00a0quelle che vanno scritte nel curriculum vitae (in formato europeo). Buona lettura. Con il verde negli occhi &#8211; Itinerario tra gli ulivi secolari alla scoperta di Cosoleto, Delianuova, Scido, Santa Cristina\u00a0d&#8217;Aspromonte e Oppido Mamertina.* Subito vediamo l&#8217;enorme giardino degli ulivi che comincia a Palmi e si estende per chilometri e\u00a0chilometri verso Seminara e Cittanova. Gi\u00e0 in Puglia mi hanno impressionato gli ulivi, ma l\u00e0 essi\u00a0formano un giardino; qui invece costituiscono un&#8217;enorme foresta. Gli ulivi pugliesi sono pi\u00f9 svelti,\u00a0elastici, bassi, esili. Questi qui alti fino a 18 metri, di 1 metro e mezzo di diametro, estesi in larghezza\u00a0di chioma, hanno un&#8217;antica maest\u00e0. 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Il territorio dell&#8217;intero comprensorio venne completamente stravolto dal &#8220;Grande Flagello&#8221;, il terremoto\u00a0del 1783 che distrusse la gran parte dei centri abitati, causando gravi perdite umane e cancellando la\u00a0memoria storica e fisica dei luoghi: citt\u00e0 distrutte e ricostruite in siti diversi con piante urbane regolari\u00a0e simmetriche, porzioni di pendii rovinosamente franati, pianure sprofondate sostituite da specchi\u00a0d&#8217;acqua. Uno scenario apocalittico, dunque, da cui le popolazioni si risollevarono con estremi sacrifici\u00a0e in seguito a un lento processo di ricostruzione, in massima parte ottocentesco, delle comunit\u00e0 e\u00a0delle citt\u00e0. Ma tra le testimonianze architettoniche relativamente &#8220;moderne&#8221; si ritrovano i segni di un passato\u00a0antico che parla la lingua dei Bretti, dei Greci e dei Bizantini. 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Nella seconda\u00a0met\u00e0 del XVIII secolo arrivarono dalla Sicilia scalpellini per realizzare le ruote delle macine per la\u00a0molitura delle olive, sfruttando la tenera ma resistente Pietra Verde estratta dalla cava di localit\u00e0\u00a0Cotripa. La lavorazione della pietra \u00e8 ancora viva oggi grazie alla presenza di artisti che interpretano\u00a0in chiave moderna la tradizione scultorea locale.\u00a0Il percorso ideale di visita per apprezzare al meglio la variet\u00e0 espressiva delle realizzazioni in Pietra\u00a0Verde, parte dalla chiesa di S.Nicola Vescovo (Pedavoli) con la bellissima e imponente scalinata in\u00a0pietra e il portale di ingresso ad arco mistilineo e fregi laterali curvilinei; si prosegue lungo le vie Roma\u00a0e Umberto I che collegano i due centri e in cui si scoprono i portali, ben 15, in stile neoclassico e\u00a0caratterizzati da chiavi di volta a voluta, bugnato sui piedritti, elementi decorativi floreali o\u00a0antropomorfi, mascheroni apotropaici. La visita pu\u00f2 terminare con la chiesa di S.Maria Assunta\u00a0(Paracorio) con il suo prezioso portone in legno, opera di maestranze locali ed esempio tangibile di un\u00a0altro settore di artigianato di grande rilievo. Anche Scido venne distrutta dal terremoto del 1783 e ricostruita lungo un asse principale (via Vittorio\u00a0Emanuele) in cui \u00e8 possibile trovare palazzi interessanti quali palazzo Romeo e palazzo Zampogna.\u00a0Di grande interesse culturale, per la ricchezza di testi antichi (a partire dal XVI secolo) e relativi alla\u00a0storia della Calabria che vi sono conservati, \u00e8 la Biblioteca Comunale che \u00e8 ospitata nel Palazzo\u00a0Ruffo e che nasce dalla raccolta privata del dott. Paolo Greco, versata poi al Comune di Scido. 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Un paese vuol dire non essere soli,\u00a0sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c&#8217;\u00e8 qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta\u00a0ad aspettarti&#8221; (Cesare Pavese, La luna e i fal\u00f2, 1949). Il piccolo centro presenta una ricchezza\u00a0tipologica nei suoi edifici che non si riscontra altrove e accanto agli edifici di edilizia comune si\u00a0trovano un numero rilevante di palazzi caratterizzati da stili diversi. Il vecchio centro distrutto dal\u00a0terremoto del 1783, poco lontano dall&#8217;attuale, era circondato da mura e dotato di un castello che le\u00a0fonti storiche ci tramandano essere stato in grado di sostenere, insieme a quello di Bovalino\u00a0appartenente allo stesso feudatario Falcone Ruffo, l&#8217;assedio prolungato dell&#8217;esercito di Manfredi alla\u00a0conquista della Calabria (1255-1256). Suggestiva la visita ai ruderi del castello e del vecchio abitato\u00a0per i quali, tempo fa, era stato avanzato un progetto di riqualificazione e valorizzazione del sito. L&#8217;itinerario di viaggio si conclude a Oppido Mamertina, importante centro nel passato anche perch\u00e9\u00a0sede vescovile la cui fondazione risale al 1044. In periodo bizantino fu anche capoluogo politico della\u00a0Tourma delle Saline, suddivisione amministrativa territoriale di cui si \u00e8 gi\u00e0 accennato e che si rendeva\u00a0necessaria per il controllo capillare del grande territorio soggetto al governo bizantino. Importantissimi\u00a0i siti archeologici che testimoniano la frequentazione dell&#8217;area in diverse epoche. In contrada Mella,\u00a0poco distante dal paese, insiste un vasto e complesso sito che alcuni hanno identificato come i resti\u00a0della mitica Mamerto, cita da Strabone; numerosi sono stati i ritrovamenti, sia di strutture urbane che\u00a0di reperti mobili quali statuette in bronzo, tegole, testine di terracotta, monili, anfore e molto altro potr\u00e0\u00a0ancora emergere dal prosieguo degli scavi, visto che non tutto il sito \u00e8 stato portato alla luce. Poco\u00a0distante si trovano i resti del vecchio abitato di Oppido, distrutto dal terremoto del 1783. Sono ancora\u00a0visibili porzioni delle mura con le porte urbi che, \u00e8 ben leggibile la struttura urbana medievale e sono\u00a0notevoli i resti di alcuni importanti edifici quali il castello.\u00a0Oltre alla visita della citt\u00e0 ricostruita secondo una pianta urbana che doveva diventare un modello\u00a0tipologico per la ricostruzione delle altre citt\u00e0, con i suoi numerosi palazzi nobiliari che nascono da\u00a0una griglia ortogonale di isolati e che si affacciano su grandiose piazze e con la Cattedrale\u00a0dell&#8217;Assunta, \u00e8 possibile visitare il Museo Diocesano di Arte Sacra, che testimonia la storia della\u00a0Diocesi prima e dopo il terremoto del 1783, e il Museo della Civilt\u00e0 Contadina e Artigiana con\u00a0l&#8217;esposizione di oggetti di artigianato locale e legati alle attivit\u00e0 contadine. INFORMAZIONI UTILI Museo delle Carrozze &#8220;Marchesi Taccone di Sitizano&#8221;, Piazza Nicola Taccone, Sitizano di Cosoleto &#8211;\u00a0Tel. 0966.962003 Laboratorio di scultura in pietra verde di Delianuova di Domenico Papalia, via Roma 141, Delianuova Biblioteca Comunale &#8220;Paolo Greco&#8221;, Museo delle Pipe, Museo della Civilt\u00e0 Contadina, Palazzo Ruffo\u00a0via Roma, Scido &#8211; Tel. 0966.964048 Museo Diocesano di Arte Sacra, Piazza Duomo, Oppido Mamertina &#8211; Tel. 0966.86513 Museo della Civilt\u00e0 Contadina ed Artigiana, presso Scuola Primaria, Oppido Mamertina &#8211; Tel.\u00a00966.86006 *Pubblicato in &#8220;In viaggio con Barlaam&#8221;, rivista trimestrale del GalBatir (Basso Tirreno Reggino), n.2 (2015), Rubbettino Editore.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":265,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[3,61,59,62,40,60],"class_list":["post-239","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-viaggiare","tag-calabria","tag-cosoleto","tag-delianuova","tag-oppido-mamertina","tag-santa-cristina-daspromonte","tag-scido"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/239","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=239"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/239\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":396,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/239\/revisions\/396"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/265"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=239"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=239"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=239"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}