{"id":1613,"date":"2023-08-17T10:06:46","date_gmt":"2023-08-17T08:06:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/?p=1613"},"modified":"2023-08-17T18:35:53","modified_gmt":"2023-08-17T16:35:53","slug":"uscita-demergenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/index.php\/2023\/08\/17\/uscita-demergenza\/","title":{"rendered":"Uscita d&#8217;emergenza"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_1614\" aria-describedby=\"caption-attachment-1614\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-1614\" src=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-1536x1536.jpg 1536w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-2048x2048.jpg 2048w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-1140x1140.jpg 1140w, https:\/\/www.littlebirdsontour.com\/wp-content\/uploads\/2023\/08\/IMG20230810200201-75x75.jpg 75w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1614\" class=\"wp-caption-text\">Chianalea (RC) &#8211; foto Eleonora Uccellini, 2023<\/figcaption><\/figure>\n<p>Sono uscita da quel mondo virtuale a novembre dell&#8217;anno scorso, in fretta, senza saluti e senza bagagli. Era diventato troppo fastidioso, troppo noioso per me, per quello che stavo vivendo, per la rivoluzione che avevo iniziato. Mi stava rubando troppo tempo prezioso.<br \/>\nOggi vi faccio ritorno, cambiata, asciugata, nutrita di altre parole e di altre storie. Di nuovo sola, probabilmente per molto tempo ancora, probabilmente per sempre. E cos\u00ec salda nei voti che ho preso.<br \/>\nNon torno per animare le mie solitudini, per riempire i miei vuoti, per dichiarare la mia esistenza, come feci un tempo. No.<br \/>\nLe mie solitudini sono state animate dalla vita che continua ad andare avanti. I miei vuoti sono stati riempiti dal dolore di un&#8217;assenza che ormai \u00e8 parte di me, forse lo \u00e8 anche pi\u00f9 di prima, di quando era presenza, di quando era battaglia di anime affini nell&#8217;inquietudine. La mia esistenza non ha pi\u00f9 bisogno di essere dichiarata, esiste anche nell&#8217;ignoranza del mondo.<br \/>\nE allora perch\u00e9 ritornare? Forse perch\u00e9 ho iniziato a raccogliere e raccontare storie e sento che non posso farlo solo per me stessa.<\/p>\n<p>Qualche mese fa, durante una di quelle manifestazioni che si dicono civilmente impegnate, una di quelle occasioni a cui non mancavo mai e mai mancavo di dire che c&#8217;ero stata, quasi che il dirlo fosse stata un&#8217;urgenza ancor pi\u00f9 che esserci davvero, quel giorno una mia amica mi disse \u201c<i>Ma che fine hai fatto? Non ti si vede pi\u00f9 in giro, ma nemmeno online&#8230;<\/i>\u201d. Era vero, non ero pi\u00f9 dappertutto, ero solo dove volevo davvero essere, dove la mia presenza aveva un senso reale. Ve lo ricordate che esiste un senso reale delle cose, vero?<br \/>\nQuell&#8217;osservazione mi fece pensare. Io ero molto felice di non essere pi\u00f9 in giro, soprattutto in quei luoghi inutili ma in cui \u201c<i>bisognava<\/i>\u201d esserci, che ogni volta che andavi pubblicavi una foto, come un timbro nella tessera raccogli punti, che poi ricevevi il premio del rispetto e dell&#8217;inclusione sociale, ma mai nessuna pentola o tostapane.<br \/>\nHo pensato che ero felice, e lo sono tuttora, per il mio tempo guadagnato e speso cos\u00ec lentamente, impiegato solo per ci\u00f2 che mi d\u00e0 davvero piacere. Non so pi\u00f9 niente di cosa accade a due passi da me o di cosa fanno le persone che conosco e se qualcuno vuole sapere come sto o cosa sto facendo, mi deve chiamare, mi deve cercare, come si faceva quando avevo meno anni di adesso. Anche se poi, a ricordarsi bene, a me nessuno mi chiamava, non avevo amici e le mie feste di compleanno, in quel giorno di fine estate, erano poco frequentate. Sar\u00e0 per questo, forse, che ho avuto tanto bisogno di circondarmi di gente, di amici, di pensieri. Chi vuole avere notizie di me deve andare a leggere quello che scrivo nel mio spazio libero di parole, che l\u00ec trover\u00e0 solo quelle veramente necessarie ed essenziali.<br \/>\nE ho ridotto la vita all&#8217;essenziale. Il superfluo \u00e8 stato rinunciato, del resto lo \u00e8 per definizione. Per\u00f2 non ho ancora imparato a rinunciare al vino, alle scarpe, alle amiche, alle storie.<br \/>\nOggi, se qualcuno vuole sapere qualcosa di me, prima di tutto, deve ricordarsi di me senza aiuti, senza che ci sia alcun post appena pubblicato che soccorre la sua memoria. Deve avere me nei suoi ricordi. Devo aver lasciato qualcosa. E se non l&#8217;ho fatto, perch\u00e9 qualcuno dovrebbe ricordarsi di me se non ho dato nulla, in cambio di quel pensiero, di quel ricordo?<br \/>\nEsatto. Non c&#8217;\u00e8 alcun motivo per farlo e la nostra mente ha pi\u00f9 spazio per respirare pensieri altri. Magari anche alti.<\/p>\n<p>La mia amica ha continuato dicendomi \u201c<i>ma tu eri sempre cos\u00ec attiva, cos\u00ec presente, cos\u00ec social!<\/i>\u201d<br \/>\nOhSantapacedivina! Io sono ancora attiva, dannazione! Amo, vivo, lavoro, penso, leggo, scrivo, cammino sotto il sole e ho dei sonagli attaccati alla borsa che riempiono l&#8217;aria di musica, ho finito di intrecciare una coperta di lana, di diversi metri quadrati di superficie, tutta colorata, per un letto matrimoniale che abito da sola. Sono presente, caspita se sono presente! Non sono mai stata cos\u00ec presente a me stessa come adesso e cos\u00ec consapevole di ogni momento presente che accade. \u00c8 solo che voi non lo sapete.<\/p>\n<p>Sono socialE, ho aggiunto una lettera. La E di Esserci.<br \/>\nEsserci, in questo mondo. Non a parole e nemmeno con le buone intenzioni.<br \/>\nEsserci quando incontro la vicina che mi chiede come sto perch\u00e9 mi ha visto dimagrita e io le dico che \u00e8 colpa dell&#8217;amore e lei mi risponde che tutto si aggiuster\u00e0. O l&#8217;altra che mi chiama <i>principessa, <\/i>mi abbraccia e mi guarda insieme alla sorella, sedute in balcone a prendere il fresco della sera. E ancora quella che mi chiama da lontano, con la mano, per raccontarmi di quanto si senta un rottame pronto alla morte, piangendo come una bambina impaurita.<br \/>\nEsserci quando compro il quaderno in cartoleria, per scrivere e scrivere le pagine del mio diario d&#8217;amore che nessuno legger\u00e0, e sorridere alle ragazze che stampano libretti per il Catechismo. Esserci mentre suonano le campane della chiesa, che ho imparato che il tempo si pu\u00f2 misurare anche cos\u00ec, con le voci delle signore che si sostengono a vicenda per il rosario e la messa del pomeriggio.<br \/>\nEsserci quando Abramo, dal suo angolo al semaforo, mi racconta del Marocco e mi dice \u201c<i>Come stai cugina? Se tu stai bene tutto \u00e8 bene<\/i>\u201d, che poi lo dice a tutti, certo che lo so.<br \/>\nE se piove me ne accorgo perch\u00e9 lo vedo con i miei occhi, non perch\u00e9 qualcuno lo scrive, con caratteri uguali per tutti, su un muro bianco luminoso. Idem per il terremoto. Mi basta alzare gli occhi al lampadario, come abbiamo sempre fatto, per verificare che ci sia stato veramente.<br \/>\nHo imparato a leggere i libri.<br \/>\nHo scoperto la gioia di annoiarmi.<br \/>\nContemplo il niente che accade. E no, non mi sento inutile, n\u00e9 vuota.<br \/>\nRipenso a quanto tempo ho passato per raccontare cosa stavo facendo, per leggere cosa stavano facendo gli altri. A quanto tempo passato per riempire i miei vuoti.<br \/>\nPer fortuna si cambia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile accorgersi del mondo che abbiamo intorno? Perch\u00e9 ne abbiamo dovuto inventare un altro che ci divora anzich\u00e9 nutrirci?<br \/>\nBanalmente, perch\u00e9 siamo dei comuni esseri mortali.<br \/>\nSeriamente, perch\u00e9 potremmo non essere dei comuni mortali, potremmo viaggiare verso le alte bellezze della divinit\u00e0. Ma dovremmo essere pronti a guardare dentro di noi, anche le cose pi\u00f9 brutte che ci abitano, quelle che non vogliamo vedere. Essere pronti ad affrontare le nostre prove pi\u00f9 dure, quelle che ci scarnificheranno, riducendoci all&#8217;osso. All&#8217;essenza.<\/p>\n<p>Ancora una volta, essere essenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono uscita da quel mondo virtuale a novembre dell&#8217;anno scorso, in fretta, senza saluti e senza bagagli. Era diventato troppo fastidioso, troppo noioso per me, per quello che stavo vivendo, per la rivoluzione che avevo iniziato. Mi stava rubando troppo tempo prezioso. Oggi vi faccio ritorno, cambiata, asciugata, nutrita di altre parole e di altre storie. Di nuovo sola, probabilmente per molto tempo ancora, probabilmente per sempre. E cos\u00ec salda nei voti che ho preso. Non torno per animare le mie solitudini, per riempire i miei vuoti, per dichiarare la mia esistenza, come feci un tempo. No. Le mie solitudini sono state animate dalla vita che continua ad andare avanti. I miei vuoti sono stati riempiti dal dolore di un&#8217;assenza che ormai \u00e8 parte di me, forse lo \u00e8 anche pi\u00f9 di prima, di quando era presenza, di quando era battaglia di anime affini nell&#8217;inquietudine. La mia esistenza non ha pi\u00f9 bisogno di essere dichiarata, esiste anche nell&#8217;ignoranza del mondo. E allora perch\u00e9 ritornare? Forse perch\u00e9 ho iniziato a raccogliere e raccontare storie e sento che non posso farlo solo per me stessa. Qualche mese fa, durante una di quelle manifestazioni che si dicono civilmente impegnate, una di quelle occasioni a cui non mancavo mai e mai mancavo di dire che c&#8217;ero stata, quasi che il dirlo fosse stata un&#8217;urgenza ancor pi\u00f9 che esserci davvero, quel giorno una mia amica mi disse \u201cMa che fine hai fatto? Non ti si vede pi\u00f9 in giro, ma nemmeno online&#8230;\u201d. Era vero, non ero pi\u00f9 dappertutto, ero solo dove volevo davvero essere, dove la mia presenza aveva un senso reale. Ve lo ricordate che esiste un senso reale delle cose, vero? Quell&#8217;osservazione mi fece pensare. Io ero molto felice di non essere pi\u00f9 in giro, soprattutto in quei luoghi inutili ma in cui \u201cbisognava\u201d esserci, che ogni volta che andavi pubblicavi una foto, come un timbro nella tessera raccogli punti, che poi ricevevi il premio del rispetto e dell&#8217;inclusione sociale, ma mai nessuna pentola o tostapane. Ho pensato che ero felice, e lo sono tuttora, per il mio tempo guadagnato e speso cos\u00ec lentamente, impiegato solo per ci\u00f2 che mi d\u00e0 davvero piacere. Non so pi\u00f9 niente di cosa accade a due passi da me o di cosa fanno le persone che conosco e se qualcuno vuole sapere come sto o cosa sto facendo, mi deve chiamare, mi deve cercare, come si faceva quando avevo meno anni di adesso. Anche se poi, a ricordarsi bene, a me nessuno mi chiamava, non avevo amici e le mie feste di compleanno, in quel giorno di fine estate, erano poco frequentate. Sar\u00e0 per questo, forse, che ho avuto tanto bisogno di circondarmi di gente, di amici, di pensieri. Chi vuole avere notizie di me deve andare a leggere quello che scrivo nel mio spazio libero di parole, che l\u00ec trover\u00e0 solo quelle veramente necessarie ed essenziali. E ho ridotto la vita all&#8217;essenziale. Il superfluo \u00e8 stato rinunciato, del resto lo \u00e8 per definizione. Per\u00f2 non ho ancora imparato a rinunciare al vino, alle scarpe, alle amiche, alle storie. Oggi, se qualcuno vuole sapere qualcosa di me, prima di tutto, deve ricordarsi di me senza aiuti, senza che ci sia alcun post appena pubblicato che soccorre la sua memoria. Deve avere me nei suoi ricordi. Devo aver lasciato qualcosa. E se non l&#8217;ho fatto, perch\u00e9 qualcuno dovrebbe ricordarsi di me se non ho dato nulla, in cambio di quel pensiero, di quel ricordo? Esatto. Non c&#8217;\u00e8 alcun motivo per farlo e la nostra mente ha pi\u00f9 spazio per respirare pensieri altri. 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O l&#8217;altra che mi chiama principessa, mi abbraccia e mi guarda insieme alla sorella, sedute in balcone a prendere il fresco della sera. E ancora quella che mi chiama da lontano, con la mano, per raccontarmi di quanto si senta un rottame pronto alla morte, piangendo come una bambina impaurita. Esserci quando compro il quaderno in cartoleria, per scrivere e scrivere le pagine del mio diario d&#8217;amore che nessuno legger\u00e0, e sorridere alle ragazze che stampano libretti per il Catechismo. Esserci mentre suonano le campane della chiesa, che ho imparato che il tempo si pu\u00f2 misurare anche cos\u00ec, con le voci delle signore che si sostengono a vicenda per il rosario e la messa del pomeriggio. Esserci quando Abramo, dal suo angolo al semaforo, mi racconta del Marocco e mi dice \u201cCome stai cugina? Se tu stai bene tutto \u00e8 bene\u201d, che poi lo dice a tutti, certo che lo so. E se piove me ne accorgo perch\u00e9 lo vedo con i miei occhi, non perch\u00e9 qualcuno lo scrive, con caratteri uguali per tutti, su un muro bianco luminoso. Idem per il terremoto. Mi basta alzare gli occhi al lampadario, come abbiamo sempre fatto, per verificare che ci sia stato veramente. Ho imparato a leggere i libri. Ho scoperto la gioia di annoiarmi. Contemplo il niente che accade. E no, non mi sento inutile, n\u00e9 vuota. Ripenso a quanto tempo ho passato per raccontare cosa stavo facendo, per leggere cosa stavano facendo gli altri. A quanto tempo passato per riempire i miei vuoti. Per fortuna si cambia. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile accorgersi del mondo che abbiamo intorno? Perch\u00e9 ne abbiamo dovuto inventare un altro che ci divora anzich\u00e9 nutrirci? Banalmente, perch\u00e9 siamo dei comuni esseri mortali. Seriamente, perch\u00e9 potremmo non essere dei comuni mortali, potremmo viaggiare verso le alte bellezze della divinit\u00e0. Ma dovremmo essere pronti a guardare dentro di noi, anche le cose pi\u00f9 brutte che ci abitano, quelle che non vogliamo vedere. Essere pronti ad affrontare le nostre prove pi\u00f9 dure, quelle che ci scarnificheranno, riducendoci all&#8217;osso. All&#8217;essenza. 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