Appunti di viaggio n.1

Febbraio 2017

“Viaggio in treno. F. e D. mi accompagnano in stazione, li saluto. Bacio D. solo sulla guancia. In treno dormo male. Scopro che ha messo nello zaino sei Baci Perugina, uno al giorno. Decido che farò una foto al giorno con la frase scritta nei bigliettini dei cioccolatini.

A Roma prendo il treno per Arezzo dove mi aspetta R., quello che voleva baciarmi in ascensore l’anno prima. Insieme raggiungeremo gli altri colleghi per la nostra annuale riunione di lavoro. Arriva in ritardo, ma è contento di vedermi. Durante il viaggio parliamo di naturismo e di sesso e capisco perfettamente quali idee ha nei miei confronti. Quando sono in camera mi rendo conto di aver lasciato una cosa nella sua macchina e subito dopo mi chiama per dirmi che è ancora in zona e che volentieri tornerebbe per portarmela. Gli dico che sto per entrare nella doccia, lui rimane in silenzio, in attesa che io gli dica di raggiungermi subito. Ovviamente non glielo dico. Il potere di dire di no è la libertà assoluta.
Siamo a cena, G. mi guarda e sogna, alcuni mi guardano le tette, R. si sta impegnando molto con l’immaginazione. Io mi prendo gioco di tutti e preferisco cenare in pace. Dormo bene.

Cerco un passaggio per prendere il treno e R. si offre per accompagnarmi fino a Perugia. Lo capisco bene, ma si sta illudendo da solo. In viaggio continua il discorso iniziato il giorno prima, sessualità e dintorni, e per togliere ogni dubbio mi prende la mano e mi dice chiaramente cosa ha in mente. Mi dispiace R., è il momento del secondo rifiuto e gli annuncio che ci saranno anche il terzo e il quarto e così via, se mai avesse intenzione di proseguire con i tentativi.

Arrivo a Perugia, finalmente, a casa di M. e T., che sono felicissimi di ospitarmi. Mi invitano al pranzo in famiglia del sabato nella bellissima casa dei genitori di T., nello splendore della campagna umbra. M. è fisica, abbraccia tutti, ha bisogno di contatto fisico, lo da e lo vuole ricevere. Lei ama questa nuova famiglia. Lei ama proprio la famiglia come concetto. Dopo pranzo mi faccio lasciare in centro per fare due passi. Manco da questa terra da non so più neppure io quanto. Riconosco la città, rivedo strade e negozi che conosco benissimo. Fa freddo, c’è vento e anche il Carnevale.
Corso Vannucci, il Palazzo dei Priori, la Fontana. Vado alla Galleria Nazionale e vedo il Perugino, Piero della Francesca e ho gli occhi sgranati. Ho sempre questo bisogno di fare il pieno di cose belle per affrontare la vita laggiù, lì dove la Bellezza esiste, certo, ma devi andarla a cercare e saperla riconoscere.

Ritorniamo a casa per un cambio rapido perchè dobbiamo raggiungere un centro yoga per la cerimonia del Kirtan. E’ una specie di meditazione collettiva in cui il maestro yogi recita i mantra accompagnato da percussioni e il gruppo lo segue cantando e battendo le mani. Siamo al buio, scalzi e seduti per terra. Mi ha invitata T. ed è la prima volta anche per M.
Durante la cerimonia alcuni urlano, altri piangono, altri si muovono in modo istintivo. Mi spiegano che sono tutte le pesantezze da tirare fuori e da eliminare, si stanno liberando della spazzatura emotiva che sentono di avere dentro.

Io mi rilasso completamente. Mi centro in me stessa, mi accorgo di essere molto presente a me stessa, di sentire il mio corpo nel qui ed ora. Ho chiuso gli occhi e sono riuscita ad andare subito in profondità. Nero assoluto, nessuna rabbia, nessun veleno, nessuna spazzatura. Solo il nulla cosmico.
Decido, allora, di sperimentare il potere creativo del Kirtan, mi lascio andare al ritmo costante dei mantra e delle percussioni, il mio corpo si muove. Contraggo i muscoli del perineo. Riesco a sentire la clitoride. Sono in grado di incanalare la mia energia sessuale e provo piacere contraendo le pareti della vulva e della vagina. Tocco la clitoride senza usare le mani. E sono soddisfatta di questo mio successo.
Ceniamo lì con zuppa di erbette e lenticchie, ceci e patate e chapati. E vino. Lo yogi non mi sembra così carismatico come mi era stato detto. Ma in ogni caso è stata un’esperienza molto suggestiva.

M. e T. sono carinissimi, sono gli innamorati di Peynet, sono i due di Love is. Vederli mi fa stare bene. Perchè mi piace guardare chi si ama.”

Gli appunti finiscono così, ma io ricordo gli altri giorni a Roma, con birra calabrese e english tea in Piazza di Spagna e narghilè e gatti neri e il sesto bigliettino dei Baci Perugina “Quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male


Facebooktwittermail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *